
Investire nel ‘green’ non è una garanzia di profitto. Il vero valore dell’economia circolare non è dove tutti guardano, ma nei colli di bottiglia strategici della filiera.
- Le batterie e i sistemi di stoccaggio sono più critici dei pannelli solari, rappresentando un’opportunità di margine superiore.
- Il rischio normativo, come dimostra il caso del Superbonus, può distruggere il valore: la stabilità vince sugli incentivi.
- Il software e i servizi ‘abilitanti’ (manutenzione, logistica, piattaforme digitali) hanno spesso margini più alti dell’hardware.
Raccomandazione: Prima di investire, analizzare la dipendenza di un’azienda dagli incentivi statali e la sua posizione in un collo di bottiglia strategico della catena del valore.
La transizione verso un’economia circolare non è più una conversazione accademica, ma un megatrend economico che sta ridisegnando interi settori industriali. Di fronte alla scarsità crescente delle risorse e alla pressione normativa, le aziende capaci di trasformare i rifiuti in materie prime seconde non sono solo “buone” per il pianeta, ma rappresentano un’enorme opportunità di profitto. Molti investitori, tuttavia, si fermano alla superficie, puntando su fondi ETF generici o sulle aziende più mediaticamente esposte.
L’approccio comune è spesso quello di acquistare un paniere di titoli “green”, sperando che la marea della sostenibilità sollevi tutte le barche. Ma questo espone a rischi significativi. E se la vera chiave per un investimento profittevole non fosse semplicemente partecipare alla transizione ecologica, ma capire dove si trovano i veri colli di bottiglia strategici e i punti di valore nascosto? Il vero vantaggio competitivo non sta nel produrre l’ennesimo pannello solare, ma forse nel controllare la tecnologia per riciclare le batterie che lo alimentano o nel software che ne ottimizza la resa.
Questo articolo si propone di andare oltre le platitudini. Analizzeremo in profondità le filiere più promettenti dell’economia circolare in Italia, dai metalli critici alla gestione dell’acqua, per distinguere le mode passeggere dalle opportunità strutturali. Esploreremo come il rischio normativo possa essere un fattore decisivo e come identificare le aziende con una reale convenienza intrinseca, capaci di prosperare anche senza il sostegno degli incentivi statali. L’obiettivo è fornire agli investitori lungimiranti una mappa per navigare questo complesso universo e posizionarsi dove il valore si creerà davvero nei prossimi decenni.
In questo approfondimento, analizzeremo le dinamiche chiave che ogni investitore dovrebbe conoscere per cogliere le opportunità offerte dall’economia circolare. Il sommario seguente offre una panoramica dei temi che affronteremo, fornendo una guida strutturata per comprendere dove si nasconde il vero potenziale di crescita.
Sommario: La mappa per investire nell’economia del futuro
- Perché investire nelle aziende che recuperano litio e cobalto è strategico per il futuro?
- Come investire nell’efficienza idrica e nelle infrastrutture dell’acqua tramite ETF?
- Pannelli solari o batterie: dove sta il vero valore nella filiera della transizione energetica?
- L’errore di sottovalutare come i cambi di legge possono affossare interi settori “green”
- Carne sintetica o agricoltura di precisione: su quali tecnologie alimentari puntare?
- USA o Emergenti: come pesare le aree geografiche in base alla capitalizzazione mondiale?
- Come funziona concretamente lo sconto fiscale IRPEF per chi investe in startup innovative?
- Pannelli solari o batterie: dove sta il vero valore nella filiera della transizione energetica?
Perché investire nelle aziende che recuperano litio e cobalto è strategico per il futuro?
La transizione energetica e digitale ha un costo nascosto: una fame insaziabile di materie prime critiche. Litio, cobalto, nichel e terre rare sono il fondamento di batterie, veicoli elettrici e dispositivi elettronici. L’Europa, e in particolare l’Italia, dipende quasi interamente dalle importazioni per soddisfare la propria domanda, esponendosi a enormi rischi geopolitici e a una forte volatilità dei prezzi. In questo scenario, l’urban mining, ovvero l’estrazione di queste materie dai rifiuti elettronici (RAEE), non è più un’opzione, ma una necessità strategica.
Il potenziale è immenso. Secondo un recente rapporto, con investimenti mirati nel riciclo, l’Italia potrebbe arrivare a coprire fino al 66% del proprio fabbisogno di materie prime critiche. Questo dato trasforma il concetto di rifiuto in quello di riserva mineraria urbana. Le aziende che sviluppano tecnologie efficienti per il recupero di questi metalli preziosi si posizionano in un collo di bottiglia strategico della catena del valore: forniscono una risorsa essenziale, a minor impatto ambientale e con una maggiore sicurezza di approvvigionamento.

Come dimostra questo scatto, i nostri dispositivi usati sono miniere concentrate di materiali preziosi. Un esempio concreto di questa tendenza in Italia è il progetto Ecofactory di Cobat. L’azienda sta costruendo in Abruzzo un impianto all’avanguardia, che dal 2024 si occuperà di selezionare batterie al litio da veicoli elettrici e RAEE. Una parte delle batterie avrà una “seconda vita” in sistemi di accumulo stazionario, mentre il resto verrà trattato con processi idrometallurgici per recuperare litio, manganese e cobalto. Questo tipo di iniziative non solo risponde a un’esigenza di mercato, ma crea una filiera nazionale resiliente e meno dipendente dall’estero, offrendo un’opportunità di investimento a lungo termine con solide basi industriali.
Come investire nell’efficienza idrica e nelle infrastrutture dell’acqua tramite ETF?
L’acqua è spesso definita “l’oro blu” e per una buona ragione. A differenza di altre risorse, non ha sostituti. In Italia, la gestione di questa risorsa preziosa è afflitta da un problema cronico e drammatico: l’inefficienza delle infrastrutture. Le reti idriche colabrodo del nostro paese sono un enorme spreco economico e ambientale. Secondo i dati Istat, le perdite idriche totali nella distribuzione rappresentano il 42,4% dell’acqua immessa in rete, un valore tra i più alti d’Europa. Questa cifra non è solo un dato statistico, ma il segnale di un’opportunità di investimento colossale.
La necessità di modernizzare decine di migliaia di chilometri di acquedotti ha attirato ingenti finanziamenti, in primis attraverso il PNRR, che ha stanziato circa 900 milioni di euro per la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti. Questo flusso di capitale andrà a beneficio di due tipologie principali di aziende: le multi-utility quotate (come ACEA, HERA, IREN) che gestiscono le infrastrutture e sono le dirette beneficiarie dei fondi, e le aziende tecnologiche che forniscono i sensori, i contatori intelligenti e i software per localizzare le perdite e ottimizzare la distribuzione.
L’analisi delle performance a livello regionale evidenzia disparità significative, indicando dove l’urgenza e quindi gli investimenti potrebbero essere maggiori.
| Regione | Perdite idriche (%) | Situazione vs media nazionale |
|---|---|---|
| Basilicata | 65,5% | +23,1% sopra media |
| Abruzzo | 62,5% | +20,1% sopra media |
| Sardegna | 52,8% | +10,4% sopra media |
| Emilia-Romagna | 29,7% | -12,7% sotto media |
| Valle d’Aosta | 29,8% | -12,6% sotto media |
Per l’investitore, l’approccio più semplice per esporsi a questo megatrend è attraverso gli ETF tematici sull’acqua. Tuttavia, è cruciale analizzarne la composizione: alcuni si concentrano sui gestori di infrastrutture, offrendo dividendi più stabili e un profilo di rischio più basso; altri puntano sulle aziende tecnologiche, con un potenziale di crescita più elevato ma anche una maggiore volatilità. La scelta dipende dal proprio orizzonte temporale e dalla propria propensione al rischio.
Piano d’azione: come valutare gli investimenti nel settore idrico italiano
- Punti di contatto: Analizzare l’esposizione delle utility quotate ai fondi del PNRR, che prevedono 900 milioni per digitalizzare 45.000 km di rete.
- Collecte: Inventoriare gli ETF tematici sull’acqua (es. iShares Global Water, L&G Clean Water) e distinguere tra focus su infrastrutture e focus su tecnologia.
- Cohérence: Confrontare il modello di business delle aziende in portafoglio con le necessità della rete italiana (tecnologie per il monitoraggio e la localizzazione delle perdite).
- Mémorabilité/émotion: Identificare le aziende che non si limitano a gestire la rete, ma che sviluppano soluzioni innovative (sensori avanzati, IA per la manutenzione predittiva) rispetto a quelle con un approccio tradizionale.
- Plan d’intégration: Dare priorità a quelle multi-utility (es. ACEA, HERA) che sono beneficiarie dirette dei fondi PNRR e stanno già implementando sistemi di controllo avanzati.
Pannelli solari o batterie: dove sta il vero valore nella filiera della transizione energetica?
Quando si pensa alla transizione energetica, l’immagine che viene subito in mente è quella di un tetto coperto di pannelli fotovoltaici. Per anni, questo è stato il simbolo dell’energia pulita e l’investimento più ovvio. Tuttavia, un’analisi più approfondita della filiera rivela una realtà diversa. La produzione di pannelli solari è diventata una commodity a basso margine, dominata da giganti cinesi che beneficiano di enormi economie di scala. Competere su questo terreno è estremamente difficile. Il vero valore, oggi, si è spostato altrove.
Il vero collo di bottiglia strategico dell’energia rinnovabile non è la produzione, ma la sua intermittenza. Il sole non splende di notte e il vento non soffia a comando. La capacità di immagazzinare l’energia prodotta durante i picchi per utilizzarla quando serve è diventata la sfida tecnologica ed economica più importante. Di conseguenza, il vero valore non risiede più tanto nei pannelli, quanto nelle batterie e nei sistemi di stoccaggio (BESS – Battery Energy Storage Systems). Le aziende che sviluppano batterie più efficienti, più durevoli e con materiali meno critici, o quelle che creano software per la gestione intelligente dell’energia, sono posizionate nel punto più redditizio della catena del valore.
Un altro ambito promettente che unisce produzione e sostenibilità del territorio è l’agrivoltaico, che in Italia sta vedendo un’accelerazione grazie al PNRR. Il piano destina 1,1 miliardi per installare 1,04 GW entro il 2026, con incentivi che coprono fino al 40% dei costi. L’agrivoltaico italiano si distingue per la sinergia tra produzione agricola e generazione energetica, con l’obbligo di mantenere la vocazione agricola del terreno. Questo crea un modello di business ibrido e sostenibile. Anche in questo caso, però, il valore non è solo nell’hardware, ma nelle competenze di integrazione e gestione.
L’errore di sottovalutare come i cambi di legge possono affossare interi settori “green”
Uno degli errori più comuni per chi investe in settori emergenti, specialmente quelli “green”, è innamorarsi della narrativa e sottovalutare un fattore tanto banale quanto letale: il rischio normativo. Molti modelli di business nell’ambito della sostenibilità nascono e prosperano grazie a un quadro di incentivi statali. Ma cosa succede quando quel quadro cambia improvvisamente? Il caso del Superbonus 110% in Italia è una lezione magistrale e dolorosa.
L’incentivo ha creato un boom senza precedenti nel settore dell’edilizia “green”, spingendo la domanda a livelli insostenibili e facendo nascere migliaia di nuove imprese. Tuttavia, la politica “stop-and-go” del governo, con continui cambi normativi e il blocco della cessione dei crediti, ha gettato lo stesso settore in una crisi profonda, lasciando aziende e cittadini con lavori a metà e crediti incagliati. Questo dimostra la fragilità estrema dei modelli di business che dipendono quasi interamente dai sussidi, invece che da una convenienza intrinseca.

Per un investitore, questo significa che l’analisi di un’azienda “green” non può prescindere da una domanda fondamentale: “Questo business starebbe in piedi anche se gli incentivi venissero dimezzati o cancellati domani?”. La risposta a questa domanda distingue un’opportunità di investimento solida da una scommessa ad alto rischio. Un’azienda che offre un prodotto o un servizio talmente efficiente da essere conveniente per il cliente anche senza bonus fiscali ha fondamenta molto più solide.
La seguente matrice aiuta a classificare alcuni settori green in base a questo principio, offrendo una bussola per orientare le decisioni di investimento in un contesto come quello italiano.
| Settore | Dipendenza incentivi | Convenienza intrinseca | Livello di rischio |
|---|---|---|---|
| Efficienza energetica industriale | Bassa | Alta | Basso |
| Riciclo RAEE | Media | Media | Medio |
| Fotovoltaico residenziale | Alta | Media | Alto |
| Agrivoltaico | Alta | Bassa | Alto |
Carne sintetica o agricoltura di precisione: su quali tecnologie alimentari puntare?
Il settore FoodTech è un altro pilastro dell’economia del futuro, con l’obiettivo di produrre cibo in modo più sostenibile ed efficiente. Due trend principali hanno catalizzato l’attenzione globale: la carne coltivata in laboratorio e l’agricoltura di precisione. Sebbene entrambi promettano di rivoluzionare il sistema alimentare, in Italia presentano profili di rischio e opportunità diametralmente opposti, ancora una volta a causa del fattore normativo.
La carne sintetica, o coltivata, rappresenta una scommessa tecnologica affascinante. Tuttavia, l’investitore deve fare i conti con un ostacolo insormontabile sul mercato nazionale. Il contesto culturale e politico italiano, fortemente legato alla tradizione agricola e zootecnica, ha portato a una chiusura netta. Come affermato esplicitamente in un disegno di legge governativo, la produzione e la commercializzazione sono state vietate, rendendo l’investimento diretto in questo specifico settore un vicolo cieco per chi punta al mercato italiano.
L’Italia ha vietato per legge la produzione e commercializzazione di carne coltivata, rendendo l’investimento diretto in tale settore estremamente rischioso dal punto di vista del mercato italiano
– Governo Italiano, Disegno di legge approvato nel 2023
Al contrario, l’agricoltura di precisione rappresenta un’opportunità molto più concreta e strategica. Questo settore non si oppone al “Made in Italy”, ma lo potenzia. Tecnologie come droni per il monitoraggio delle colture, sensori IoT nel terreno per ottimizzare l’irrigazione, e software basati su IA per analizzare i dati e prevedere le malattie, permettono di aumentare la resa e la qualità delle produzioni di eccellenza italiane, riducendo al contempo l’uso di acqua, pesticidi e fertilizzanti. Questo tipo di innovazione gode di un forte sostegno politico e beneficia dei fondi del PNRR, posizionandosi come un investimento molto più sicuro e allineato con la traiettoria economica del paese.
USA o Emergenti: come pesare le aree geografiche in base alla capitalizzazione mondiale?
Una volta identificati i settori strategici, l’investitore deve decidere dove allocare geograficamente il proprio capitale. L’approccio all’economia circolare, infatti, non è monolitico, ma varia drasticamente in base ai driver economici e normativi di ogni regione. Ignorare queste differenze può portare a scelte di investimento subottimali. Le tre principali aree economiche – USA, Europa e Cina/Emergenti – offrono opportunità distinte che richiedono strategie diverse.
Negli Stati Uniti, l’innovazione è guidata principalmente dal settore privato: il venture capital e i giganti tecnologici finanziano tecnologie dirompenti e startup all’avanguardia. L’opportunità per gli investitori risiede nel puntare su queste tecnologie breakthrough, accettando un profilo di rischio/rendimento più elevato. In Europa, e in particolare in Italia, il driver principale è la regolamentazione. Il quadro normativo avanzato (come il Green Deal europeo) crea un mercato per le aziende “enabler”, ovvero quelle che aiutano le grandi industrie a conformarsi alle nuove, stringenti regole su emissioni, riciclo e trasparenza. Qui, l’opportunità è nelle aziende B2B che offrono soluzioni per la compliance.
Infine, in Cina e nei mercati emergenti, il motore è duplice: la necessità impellente di gestire enormi quantità di rifiuti e un forte intervento statale che indirizza gli investimenti. La forza di queste regioni risiede nella scala e nella velocità di implementazione. Le opportunità sono legate ai volumi e alla crescita rapida, spesso in settori come la gestione dei rifiuti urbani e le infrastrutture di base. Da notare che, in questo contesto, l’Italia detiene un’eccellenza riconosciuta: con un tasso di riciclo dei rifiuti del 72%, mantiene il primato tra le 5 maggiori economie dell’UE.
L’approccio strategico all’investimento nell’economia circolare dipende fortemente dal contesto geografico e dai suoi specifici motori di crescita.
| Area | Driver principale | Punti di forza | Opportunità per investitori |
|---|---|---|---|
| USA | Innovazione VC e tech-giants | Tecnologie breakthrough | Startup innovative, tech dirompenti |
| Europa/Italia | Regolamentazione e grandi player industriali | Framework normativo avanzato | Aziende ‘enabler’ per compliance |
| Cina/Emergenti | Necessità gestione rifiuti e intervento statale | Scala e velocità implementazione | Volume e crescita rapida |
In sintesi
- Il vero profitto nell’economia circolare risiede nei colli di bottiglia strategici (es. batterie, riciclo di metalli rari), non nelle commodity a basso margine (es. pannelli solari).
- Il rischio normativo è il principale avversario degli investimenti ‘green’: è essenziale privilegiare modelli di business con una convenienza intrinseca, indipendenti dagli incentivi.
- Le opportunità più interessanti si trovano spesso nelle filiere ‘abilitanti’ (software, manutenzione, logistica del riciclo) piuttosto che nei prodotti finali visibili al consumatore.
Come funziona concretamente lo sconto fiscale IRPEF per chi investe in startup innovative?
Investire in startup è intrinsecamente rischioso, ma il potenziale di rendimento può essere esponenziale. Per incentivare gli investimenti in innovazione, specialmente in settori strategici come l’economia circolare, lo Stato italiano ha messo in campo un potente strumento di mitigazione del rischio: la detrazione fiscale IRPEF. Comprendere il suo funzionamento è cruciale per chiunque voglia allocare una parte del proprio portafoglio su aziende giovani e ad alto potenziale di crescita.
Per le persone fisiche che investono in startup innovative, la legge prevede una detrazione IRPEF del 30% sull’importo investito, con un tetto massimo di investimento di 1 milione di euro. In alcuni casi specifici, come per le startup a vocazione sociale o quelle che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, la detrazione può salire al 50%. Questo “sconto” fiscale agisce come un cuscinetto che riduce significativamente il rischio effettivo dell’investimento. Ad esempio, a fronte di un investimento di 10.000€, si ottiene un credito d’imposta di 3.000€. Se la startup dovesse fallire e il capitale andasse perso, la perdita netta reale per l’investitore sarebbe di 7.000€, non di 10.000€.
Questo meccanismo rende l’investimento in startup circolari italiane particolarmente interessante. In Italia, secondo recenti analisi, oltre 210 startup circolari hanno raccolto complessivamente 122,7 milioni di euro, un segnale di un ecosistema in fermento ma ancora con ampi margini di crescita. Piattaforme di equity crowdfunding come Mamacrowd o CrowdFundMe permettono di accedere a queste opportunità, filtrando le campagne per settore (‘green’, ‘sostenibilità’) e investendo direttamente nelle aziende che si ritengono più promettenti, beneficiando al contempo di questo importante vantaggio fiscale.
Pannelli solari o batterie: dove sta il vero valore nella filiera della transizione energetica?
Ora che abbiamo esplorato i rischi, le opportunità geografiche e gli strumenti fiscali, torniamo a una domanda cruciale che riassume la nostra tesi di fondo: dove si annida il vero valore? La dicotomia tra pannelli solari e batterie è l’emblema di un principio più ampio. L’investitore lungimirante deve allenarsi a guardare oltre il prodotto finale e a interrogarsi sulla struttura della catena del valore.
L’errore comune è confondere la visibilità mediatica con il potenziale di profitto. I pannelli solari sono visibili, tangibili, ma la loro produzione è un’arena competitiva con margini risicati. Le batterie, i software di gestione dell’energia, le tecnologie per il riciclo dei componenti sono meno “glamour”, ma operano in segmenti di mercato con barriere all’ingresso più alte e, di conseguenza, con un potenziale di redditività maggiore. Questo principio si applica a tutti i settori dell’economia circolare.
La strategia vincente, quindi, non consiste nel comprare un ETF generico sull’energia pulita, ma nell’identificare quelle aziende, spesso piccole e poco conosciute, che risolvono un problema specifico e fondamentale all’interno della filiera. Che si tratti di un nuovo processo chimico per recuperare il cobalto, di un sensore ultra-preciso per rilevare le perdite idriche o di una piattaforma software per le comunità energetiche, è lì che si trovano le opportunità di crescita esponenziale. L’economia circolare è una miniera d’oro, ma per trovare le pepite bisogna essere disposti a scavare più a fondo degli altri.
Per passare dalla teoria alla pratica, il prossimo passo consiste nell’analizzare le piattaforme di equity crowdfunding e i report degli analisti per valutare le startup e le PMI innovative che stanno già risolvendo i colli di bottiglia strategici che abbiamo identificato in questa guida.
Domande frequenti su come investire nell’economia circolare
Quanto posso detrarre investendo in una startup innovativa dell’economia circolare?
Per le persone fisiche, la detrazione IRPEF è del 30% dell’investimento, fino a un massimo di 1 milione di euro investiti. In alcuni casi specifici, come per le startup a vocazione sociale o ad alto valore tecnologico, la detrazione può arrivare al 50%.
Dove posso trovare startup italiane dell’economia circolare in cui investire?
Le principali piattaforme di equity crowdfunding italiane sono Mamacrowd e CrowdFundMe. Su queste piattaforme è possibile filtrare le campagne di raccolta per settore, utilizzando parole chiave come ‘green’, ‘sostenibilità’ o ‘cleantech’ per identificare le opportunità di investimento pertinenti.
Come si traduce concretamente il vantaggio fiscale in termini di rischio?
Il vantaggio fiscale agisce come un “cuscinetto” per mitigare il rischio. Se investi 10.000€ in una startup circolare e questa dovesse fallire, grazie alla detrazione del 30% recuperi 3.000€ sotto forma di credito d’imposta. La tua perdita netta reale, quindi, non è di 10.000€ ma di 7.000€.